GOETHE ATTRAVERSO L’ITALIA
( Dal Brennero all’Umbria
Incluso il viaggio di ritorno)
Progetto docufiction di Domenico Briguglio
( Dal Brennero all’Umbria
Incluso il viaggio di ritorno)
Progetto docufiction di Domenico Briguglio
L’ otto Settembre Goethe valicò il passo del Brennero, entrando in Italia. Come la sua Germania anche il Belpaese era suddiviso in numerosi stati o sotto la sudditanza di potenze straniere, come l’Austria.
Con il suo acuto senso dell’osservazione notò certe affinità con la cultura tedesca (Tirolese) nel Trentino, i dolorosi segni della decadenza nell’antica e gloriosa Repubblica di Venezia, il rigido ordine dei Ducati emiliani, la peculiare organizzazione clericale dello Stato Pontificio, già presente ed attiva anche nella sua parte più a nord (Emilia Romagna), la Toscana dei Medici che elogiò per il suo buon governo.
Aggiunse, come suo solito, il sostanziale corredo di una lunga serie di considerazioni su composizione del territorio, coltivazioni, prodotti della terra, società, rimarcando differenze ora palesi ora più sfumate…
Ne deriva un’analisi accurata, acuta, un’affascinante visione di genti e circostanze di quel secolo che stava volgendo al termine, ancora vitale certo, ma in cui nuovi fermenti, ancora incerti ed indefiniti, stavano germogliando…
Ne scaturisce un affresco letterario unico, che ancora oggi colpisce il lettore che si avvicina al suo diario di viaggio.
Una visione resa possibile ed amplificata dalla magnifica prosa del grande scrittore tedesco capace, assolutamente capace, con la sua magia, di trasportarci sulle ali della fantasia indietro nel tempo, in un sogno ad occhi aperti in cui la malia ed immortale fascino sono le mete a cui ambisce l’opera audiovisiva.
“Sono venuto al mondo a Francoforte sul Meno il 28 Agosto 1749 al suono delle campane di mezzogiorno.La costellazione era fortunata, il sole era nella Vergine, al culmine in quel giorno; Giove e Venere gli ammiccavano amichevolmente, Mercurio senza ostilità; Saturno e Marte indifferenti; solo la luna, quasi piena, esercitava la sua forza avversa con maggiore intensità perché entrata nella sua ora planetaria. Essa si oppose dunque alla mia nascita, che non poté succedere finché quell’ora non fu passata. Questi aspetti fortunati, a cui in seguito gli astrologi diedero molta importanza, possono ben essere stati causa della mia conservazione, perché per inabilità della levatrice io venni al mondo come morto, e solo con molti sforzi riuscirono a farmi vedere la luce.”
Ecco come il grande Johann Wolfgang von Goethe descrive la sua nascita: si notano, in queste poche righe la credenza in un destino già scritto, prefissato, ma ancor di più l’acuta consapevolezza di un compito difficile, ovvero un cambiamento radicale nella coscienza tedesca prima ed europea dopo.
Fortemente orientato, da vicende giovanili e familiari, alla ricerca dell’orma del divino nel segreto della natura si distinse, persino nel suo impegno nelle scienze naturali, per un approccio in netto contrasto con la voga imperante nel secolo dei Lumi (immerso in un clima materialistico e positivistico)dove la scienza si ergeva quasi a nuova religione.
Il suo animo inquieto lo spinse così a passare da un campo all’altro, fino a trovare la sua naturale dimensione nella letteratura.
Nel 1786 non sopportando più gravosi impegni politici, impostigli dal suo ruolo di ministro nel piccolo ducato di Weimar, decise improvvisamente di partire per l’Italia, un viaggio protrattosi per ben due anni che segnò un passaggio decisivo nella sua vita ed ispirazione.
Nel Belpaese, con l’Italia classica e le ricche vestigia di un medioevo che lo sorprese e di cui s’innamorò perdutamente, trovò quella sintesi di natura ed arte, passato e presente, spiritualità e sensualità a cui aveva sempre anelato, fattori che fecero rifiorire la sua produzione poetica quasi scomparsa nel periodo di Weimar.
La puntata esamina l’inizio del lungo viaggio che durerà oltre due anni ed il suo svolgersi attraverso il Trentino Alto Adige, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna fino al confine con l’Umbria. Un ampio resoconto delle impressioni, emozioni, analisi che Goethe provò nel progressivo avvicinamento verso la città che aveva animato le sue fantasie infantili ed adolescenziali: Roma.
Anche in queste terre trovò tracce del lontano passato classico ma soprattutto scoprì la grande ricchezza dei secoli più vicini, Medioevo e Rinascimento, nonché la straordinaria temperie culturale del Barocco che tante tracce aveva lasciato in ogni dove.
Non solo la meravigliosa Venezia che, benché in decadenza, celebrata in ogni dove rubava ancora lo sguardo ed il pensiero ma Trento, Verona, Padova, la Vicenza plasmata dall’architettura neoclassica del Palladio, che egli predilegeva in assoluto, ed ancora Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, la dotta Bologna, i gioielli della Toscana…
Oltre che sul viaggio d’andata ci soffermeremo anche su quello di ritorno, in cui ebbe modo per l’appunto di soffermarsi su luoghi che, mosso dall’ansia di giungere alla città eterna, aveva trascurato.
Firenze gli rivela così i suoi straordinari gioielli d’arte che, finalmente, può approfondire come meritano grazie ad una visione meno centrata sul classicismo e più attenta alla bellezza pura, mentre se Arezzo l’aveva colpito Siena lo conquistò…
Ma rivivremo altresì le considerazioni di ordine politico che, naturalmente, gli suscitarono le diverse modalità di governo che ebbe modo di valutare: di ognuna di esse, infatti esaminò le ripercussioni nel rapporto con il territorio, nonché le differenze nell’organizzazione sociale, talvolta labili, altre fortemente evidenti.
Nulla sfuggì al suo sguardo indagatore: genti e civiltà, natura, persino la conformazione geologica delle terre attraversate e tutti i mille altri fattori che hanno suscitato l’entusiasmo di generazioni di visitatori rivivono nel suo diario e verranno riproposti agli spettatori, conditi dalle scene in costume del tempo, elemento indispensabile per rivivere appieno un’epoca ormai lontana…
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Onde raggiungere gli scopi del progetto si è scelto d’adottare la docufiction quale forma narrativa, in modo da poter utilizzare la sua acclarata facilità di ricezione da parte di qualsiasi fruitore. Infatti la docufiction nella sua esposizione s’avvale di scene recitate, interventi di esperti settoriali, inclusione di immagini, documenti, spezzoni di filmati di repertorio: una messe di elementi che offrono la possibilità di completare un preciso quadro storico, scavando a fondonella professionalità e la vita del protagonista, tracciandone un ritratto a tutto tondo che non manca mai di colpire, affascinare, coinvolgere lo spettatore.
La durata dell’opera su Goethe, in ossequio alle esigenze televisive medie, è stata stabilita in 52 minuti, così come, per adeguarsi allo standard qualitativo richiesto da qualsiasi emittente, il supporto di ripresa sarà il 4k.
L’Opera verra proposta alle televisioni nazionali italiana e tedesca e presentata in anteprima presso l’Istituto di cultura tedesca alla presenza di personalità politiche e culturali di rilievo appartenenti ad entrambe le Nazioni.
Trentino
Dopo 5 giorni di viaggio finalmente Goethe tocca il suolo italiano. Quel Trentino settecentesco, a cominciare da Bolzano, con il suo pittoresco mercatino, rutilante di vita, clamore, vivacità, scambi commerciali però non gli sembra molto diverso dal Tirolo che aveva prima attraversato.
Verso Trento offre un passaggio sulla carrozza ad una madre col bambino: poi il suo ingresso in città dove, in una chiesa, ascolta le invettive di un ex gesuita contro le spoliazioni comminate all’ordine dal governo…
A Rovereto nota la preponderanza dell’italiano come lingua, a differenza delle località attraversate prima ed ammira in tutta la sua bellezza il lago di Garda, presso il quale si sofferma a Torbole in una locanda dalle usanze igieniche singolari…
Veneto
Giunto in barca a Malcesine, sulla sponda controllata dalla Serenissima, gli occorre una vicenda che rischia di diventare molto pericolosa: mentre sta infatti disegnando un vecchio castello viene preso per una spia Austriaca e soltanto l’intervento di un tal Gregorio, che aveva vissuto per anni nella natia Francoforte, lo salva dall’arresto, che l’autorità locale poteva comminargli.
Ma successivamente una particolare partita a palla, i quadri di chiese e pinacoteche, i singolari costumi della cittadinanza finiscono per catturare totalmente la sua attenzione, fornendogli numerosi spunti, alcuni dei quali conditi da una buona fetta di humor…
Rimessosi in marcia eccolo il 19 Settembre a Vicenza, incantato dalle opere neoclassiche del Palladio, deluso da uno spettacolo teatrale, divertito da una riunione “all’accademia degli Olimpici”, attratto dalle donne che giudica “graziosissime creature”, tanto da pensare d’allocare nella città il personaggio di Mignon, la protagonista della famosissima ballata che ispirò le opere di tanti grandi musicisti…
Apprezza con gioia il “Giardino Botanico”, le cui piante fanno rinascere la sua congettura della “Pianta originale”, mentre nella “Scuola di S. Antonio”, la chiesa degli Eremitani, il Salone del Palazzo della Regione sono le opere pittoriche a destare la sua amministrazione o , come nel caso del Mantegna (Eremitani) addirittura un’esclamazione come “…ne sono rimasto sbalordito”…
IL 28 Settembre (alle cinque del pomeriggio) è a Venezia: la gondola che, accostandosi al battello che scendeva dal Brenta, lo porta in laguna gli richiama alla mente graditi ricordi d’infanzia.
Trovato alloggio in un bell’albergo vicino a Piazza S. Marco iniziano così ben tre settimane di permanenza nella città lagunare: la fervida attività navale, i commerci, i criteri costruttivi, la pregevole alternanza tra vie, ponti, canali tutto nota e minuziosamente descrive.
Al suo occhio esperto, però, pur nella squisita bellezza che lo circonda, non sfuggono deprecabili segni d’incuria, elementi striscianti di decadenza di cui non manca di dolersi…
Ovviamente non poteva esimersi dal visitare le costruzioni realizzate dal geniale Palladio ovvero l’attuale Scuola di S. Maria della Carità e la chiesa del Redentore (per le quali si prodiga in lodi)
Anche la chiesa dei Mendicoli ed il Conservatorio gli provocano diffuso entusiasmo, alimentato dalla bella esecuzione di un coro femminile, il primo degli eventi di spettacolo a cui nei giorni e nelle settimane successive avrebbe assistito, in vari ed accoglienti teatri, apprezzandone alcuni, molto deluso da altri.
In generale però lo stupisce, e rimarca continuamente, il notevole fervore culturale della città che, in contrasto netto con le carenze del governo centrale, è presente addirittura in ogni dove: in strada, nelle piazze, è un susseguirsi di rappresentazioni, persino gli oratori pubblici non mancano di teatralità e neppure i processi pubblici (assiste ad uno di essi nel palazzo Ducale) sembrano fare eccezione…
Teatralità che pervade, in modo perfettamente naturale ed assolutamente gradevole, anche una cerimonia pubblica, una rievocazione storica, alla quale assiste e di cui lo colpisce la straordinaria dignità di cui tutti i partecipanti, dal minore dei dignitari fino alla suprema figura del Doge, sono ammantati.
In effetti è proprio il popolo veneziano il grande protagonista: un popolo spesso rumoroso, sempre incline alla discussione, facile al divertimento ma anche alla commozione che sa peraltro suscitare, come in caso del coro dei gondolieri, o avvertire financo nelle rappresentazioni teatrali, schierandosi contro ciò che ritiene ingiusto…
Un popolo fedele alle tradizioni della Repubblica, che rispetta ed onora, anche in questo scorcio di secolo in cui essa sta per tramontare…
Ed altrettanto lo colpiscono le attività della pesca e del commercio che vede particolarmente vivaci a Chioggia; lo affascina il mare nei suoi movimenti che l’opera dell’uomo ha saputo imbrigliare, i suoi piccoli abitanti che scorge adattarsi all’eterno movimento delle maree…
Una rappresentazione delle “Baruffe chiozzotte” gli dà modo di lodare le opere di Goldoni, il suo rappresentare in maniera fedele lo spirito degli abitanti della città che aveva avuto modo di poter vedere di persona: “Alti elogi merita l’autore che da un nulla ha saputo trarre il più piacevole dei passatempi… scritto da mano maestra”…
Nel 1790 ritornò a Venezia, prima in forma privata poi raggiunto dalla duchessa Amalia di Weimar: un secondo viaggio in cui non solo ripercorre le mete visitate nel primo ma in cui spazio’ in altri luoghi che aveva trascurato, pur nel clima teso e particolare che i tragici eventi della Rivoluzione Francese avevano creato nella città.
Invece, in quella metà dell’Ottobre 1786, troppo alto e pressante era il richiamo di Roma: era giunto il momento di rimettersi in viaggio.
Emilia Romagna
Un battello lo conduce così a Ferrara, dove arriva il 16. Lo stato di decadenza della città una volta corte degli Este lo rattrista, come la supposta prigione del Tasso (come ben aveva sospettato non era affatto quella) ed il monumento funebre dell’Ariosto, benché lo entusiasmi un bel quadro del Bononi.
Lo entusiasma molto di più invece il breve soggiorno a Cento, patria del Guercino, luogo di cui nota bellezza e vivacità: la sua personale rassegna dei quadri del grande pittore è densa di interessanti ed acute osservazioni.
Dal 18 al 21 Ottobre è a Bologna. Una guida assoldata in loco, avvisato del poco tempo per il suo soggiorno, lo conduce velocemente tra chiese e palazzi, dove comunque riesce a vedere una profusione di opere straordinarie: Raffaello, Guido Reni, Carracci, il Domenichino, ancora il Guercino si mostrano ai suoi occhi.
Benché noti la perizia dell’arte e della tecnica non può esimersi da considerazioni sulla maggior parte dei soggetti rappresentati, che giudica poco interessanti ed evidentemente scelti per ossequiare e soddisfare i committenti, una scelta “politica” che “molto toglie e poco rende onore alle loro magnifiche capacità”…
Nota la profusione, ad ogni strada, dei portici che permettono ai suoi abitanti “protetti dal sole e dal maltempo, andar su e giù”…
Sale sulle due torri più alte e famose della città, Asinelli e Garisenda avendo modo d’apprezzare lo straordinario panorama che da ogni lato in lungo ed in largo si snoda.
“Quanto avrei ancora da dire…ma il desiderio è in me più forte del pensiero…mi sento spinto irresistibilmente avanti…” Coglie al volo infatti una possibilità di prendere una carrozza direttamente per Roma e, suo malgrado, si stacca da quella città che tanto lo ha colpito da pensare di ritornarci nel viaggio di ritorno (cosa che farà dal 12 al 21 Maggio del 1788).
Sulla vettura (a due posti) trova come compagno di viaggio un ufficiale papalino che tornava a Perugia, il conte Torquato Cesarei.
Nel viaggio di ritorno, prima di giungere a Milano, tocca anche Parma, una breve sosta ma sufficiente a fargli conoscere ed apprezzare gli affreschi del Correggio nel Duomo.
Infine appena un veloce passaggio per Piacenza e Modena…
Toscana
Il 23 è a Firenze, dove si ferma soltanto 3 ore vedendo appena il Duomo, il Battistero ma prodigandosi in elogi per la città, le sue opere pubbliche e tutto il resto: “ci si rende conto ch’essa ha goduto di una serie felice di governi” ed ancora “si cerca d’unire praticità, utilità ed eleganza, dappertutto si nota un’alacre solerzia.”
Anche a Firenze nel viaggio di ritorno, dal 29 Aprile all’undici Maggio si trattenne, visitando a più riprese gli Uffizi, tracciando entusiastiche annotazioni su tutta la grande messe di opere d’arte che artisti, grandi e piccoli, vi avevano lasciato, favoriti da dinastie regnanti amanti del bello e dell’arte.
In Toscana passò anche per Arezzo (lo colpirono molto le rigogliose coltivazioni) e al ritorno da Roma, sulla strada per Firenze, Siena dove giunse il 27 Aprile, scoprendo una splendida città, vero gioiello d’arte.
Lombardia
Sempre nel viaggio di ritorno Goethe si ferma a Milano, dal 22 al 28 Maggio. Non lo entusiasma il Duomo, probabilmente per la facciata straordinariamente articolata, piena di guglie e nicchie in uno dei più superbi esempi di architettura gotica che mai sia stato realizzato.
Il grande scrittore infatti predilegeva il gotico più scarno ed essenziale delle imponenti chiese tedesche, quello di Norimberga o di Strasburgo…
Lo entusiasmò invece moltissimo la meravigliosa “Ultima Cena” di Leonardo da Vinci, talmente tanto che qualche anno dopo vi scrisse un piccolo trattato.
A Milano frequenta assiduamente la biblioteca Ambrosiana, immergendosi nella lettura di rari ed antichi testi, traendone spunti e notizie per opere che voleva iniziare o completare.
IL 29 Maggio è a Como dove, la stupenda cornice del suo lago lo induce a fermarsi per un ritratto…
Ormai il viaggio in Italia giunge al termine e presto attraverserà le Alpi dal Passo dello Spluga per entrare in Svizzera e proseguire verso Weimar.
LE CITTÀ
Lombardia
– Milano
– Como
Veneto
– Venezia – Vicenza – Malcesine
– Verona – Belluno
– Padova – Chioggia
Toscana
– Firenze
– Arezzo
– Siena
– Barberino del Mugello
– Cecina
Emilia Romagna
– Bologna – Ferrara
– Modena – Cento
– Loian
Trentino Alto Adige
– Trento.
– Rovereto. – Limone sul Garda
– Bolzano. – Torbole
– Bressanone. – Vipiteno
SEDE LEGALE:
Via Ezio Maccani, 162
38121 – Trento
SEDE OPERATIVA:
Via Attilio Hortis, 32
00177 Roma
P.I. e C. F. 02661580221
RECAPITI TELEFONICI
Danilo Ronzi
330 916 268
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Domenico Briguglio
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